Mizar

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Utente: lalucedialcor
Nome: Alcor
Nasco oggi, 11 novembre 2006. Alcor, detta anche "il cavaliere" o "la debole", stella bianca di tipo spettrale, dista da noi 88 anni luce, compagna di Mizar, "la cintura", sulla quale è d'uso cimentare la propria acutezza visiva. E' facilmente distinguibile a occhio nudo nella costellazione dell'Orsa Maggiore. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ex L.62 7/3/2001. lalucedialcor@katamail.com

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lunedì, 09 novembre 2009

Che tempo maledetto

bagnato e sgradevole, ho alzato il termosifone, mi sono infilata un paio di calzettoni, due golf, mi sono messa un plaid sulle gambe,  ho tirato fuori un vecchio paio di guanti di lana e appena smetto qui vado a tagliargli le dita,  per poter scrivere senza ritrovarmi con gli artigli congelati.
Per il naso non so cosa fare, ma pazienza, magari un dito del guanto.
E' un freddo esterno, ma è anche un freddo interno, vanno sempre a braccetto.
Volevo aspettare l'11 novembre, data in cui, tre anni fa, ho aperto questo blog, ma non mi piacciono le simmetrie perfette, perciò chiudo oggi, senza aspettare la scadenza, di nuovo per un po', non so per quanto, ho appena fatto una scommessa e per vincerla mi servono tempo e forze.
Quelli di voi che mi vogliono contattare hanno la mia mail, non sarò visibile, ma sarò qui  (con calma, perché ho intenzione di staccare direttamente la spina per qualche ora al giorno, e al cellulare, per chi lo ha, non risponderò).
Grazie per aver perso il vostro tempo con me, conto che vogliate riperderlo quando tornerò vittoriosa, anche se la mia storia di scommettitrice non gioca a mio vantaggio.
Un saluto a tutti dalla vostra affezionata
Alcor
postato da: lalucedialcor alle ore 09/11/2009 16:58 | link |
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martedì, 03 novembre 2009

La rotta di Tristano. Anonimo italiano del XIV secolo

Ho da fare, scompaio per qualche giorno, statemi bene.

postato da: lalucedialcor alle ore 03/11/2009 09:26 | link |
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lunedì, 02 novembre 2009

Contro la pedanteria della mente anagrafica

Mi viene rimproverato ogni tanto il mio anonimato.
Non sarei in grado di essere "autorevole", in quanto anonima, mi si invita  a non far ricorso a una mia misteriosa "autorevolezza" esterna alla rete, mi si dice, ma tu hai un vissuto, mettilo sul tavolo, altrimenti non puoi essere considerata un'interlocutrice.
Al di là delle polemiche in rete, e del fatto che capisco che chi è stato insultato da insultatori anonimi abbia la pelle sottile, o che chi ha cercato di fare un discorso e lo ha visto inquinato da un delirio di nick mutanti non ne possa più, vorrei ricordare che l'anonimato ha una sua storia interessante.
Sotto ho postato, per mia comodità, un brevissimo video su Monsieur Chouchani.
(Devo aggiungere che non intendo fare paralleli  di merito? Spero di no)
Questo Monsieur Chouchani non lo avevo mai sentito nominare prima di una notte in cui sono capitata, purtroppo a trasmissione già iniziata, su un servizio in cui un ebreo francese raccontava che nella sua infanzia, a Parigi, arrivava ogni tanto a casa sua un misterioso barbone, anche, se non ricordo male, piuttosto puzzolente per le sue delicate narici di bambino, e questo barbone veniva accolto dal padre come se si fosse trattato di un grande personaggio, si stabiliva in casa loro per tre o quattro settimane e poi se ne andava, per comparire magari in un'altra casa ospitale. Durante le settimane in cui viveva con loro, si chiudeva a parlare con il padre del Libro. O forse del tempo, chissà.
Il nome non lo avevo capito bene, e così, a forza di tentativi, ho finalmente trovato Monsieur Chouchani, maestro tra l'altro di Lévinas e di Wiesel.
E appena potrò mi procurerò anche il libro in cui Lévinas ne parla e ve ne potrò forse dire qualcosa di più.
Di Chouchani nessuno ha mai saputo il vero nome, qualcuno ha fatto ipotesi, identificandolo ora con un nome ora con l'altro. Ma anche i nomi che sono stati ipotizzati non portano a niente.
Di Chouchani non esistono testi scritti, non si sa quando sia nato, c'è solo una lapide a Montevideo, fatta mettere da Wiesel.
Trovo che, al di là dei meriti e dell'eccezionalità dell'uomo, fossero belli i tempi in cui si era aperti a qualsiasi cosa avesse a che fare con l'umano, senza bisogno di sapere, dell'uomo, chi fosse sua madre e in quale posto fosse nato, quale lavoro avesse fatto,  quali fossero le sue mostrine.
C'era l'ascolto, e l'ascolto non ha bisogno di passare per l'anagrafe.
Chouchani non era autorevole perché aveva una bibliografia. Non era autorevole perché aveva un documento, (e probabilmente lo aveva, se poteva viaggiare).
Nessuno si è mai azzardato a chiedergli chi fosse, benché la curiosità fosse grande.
Quella curiosità non fu mai soddisfatta.
Ma ora abbiamo il Grande Fratello, che evidentemente ha plasmato le menti, viviamo nello stretto, mentre si viveva nel largo.

[E io ho tutte le intenzioni di continuare a tenermi ben stretto il largo, che comprende non solo il mio disinteresse per la vostra carta d'identità, ma anche una libreria dove obbligo a restare pacificamente accostati Gurdjieff e il compagno Mao, che entrambi hanno passato il loro tempo su questa terra]

[leggo adesso su NI
/www.nazioneindiana.com/2009/11/01/io-marilyn-monroe-shakespeare-francis-bacon-e-la-bellezza-dopo-l%E2%80%99annuncio-del-grande-onanista/ che un Enrico De Vivo dà del Commentatore Anonimo a un Enrico Macioci.
Non si è mai abbastanza certificati.]
postato da: lalucedialcor alle ore 02/11/2009 11:39 | link |
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Brook Gurdjieff


Il film è stato girato in Afganistan alla fine degli anni '70.
Ci si poteva andare, ci si poteva viaggiare, ci si potevano girare film, si poteva non morire ammazzati.


postato da: lalucedialcor alle ore 02/11/2009 10:45 | link |
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Post it

postato da: lalucedialcor alle ore 02/11/2009 01:17 | link |
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domenica, 01 novembre 2009

λάθε βιώσας

E' morta la Merini, e come quando è morta la Pivano, la retorica ci seppellirà.
Ho letto un elogio del suo disordine, che ovviamente è "poetico", e del pavimento coperto di mozziconi.
Se davvero la poesia fosse rispettata in vita, non ci sarebbe bisogno di questo insopportabile kitsch.

Mentre invece, vedi qui

anfiosso.wordpress.com/2009/11/02/413-la-merini/
postato da: lalucedialcor alle ore 01/11/2009 20:45 | link |
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nahuatl

Anche il testo che segue originariamente è in lingua nahuatl, e se pure non accumula sinonimi nella stessa quantità dei testi del Codice fiorentino, la struttura è, come dire, per piccole tessere che si aggiungono l'una all'altra fino a formare il racconto:

   "Anno Uno-Canna. Fu quando gli spagnoli apparvero, a Tecpantlayacac. Subito, allora, il capitano è venuto. Quand'egli è venuto a mostrarsi a Tecpantlayacac, subito, allora, il Cuetlaxteca gli si è fatto incontro. Per questa ragione, laggiù sono stati offerti a lui soli d'oro, uno giallo, l'altro bianco, ed uno specchio dorsale, ed un vaso d'oro, un copricapo d'oro a forma di brocca e un'armatura rituale in piume di quetzal e, ancora, scudi di madre perla.
   Al cospetto del Capitano il sacrificio è stato offerto. Allora, egli è montato in collera. Quando è stato offerto al capitano il sangue nella Zucca-dell'-aquila, allora, per questo, egli ha messo a morte colui che il sangue gli offriva, lo ha passato a fil di spada. Allora, per questo, dovunque si sono dispersi tutti coloro che, così, al suo cospetto, eran venuti"

Mentre il testo qui sotto, tratto dal Codice Ramirez, è spagnolo, e si sente:

   "Capitolo I

   ... senza che in ogni caso accettassero di venire a un accordo e dimenticassero i passati rancori. E così Ixtlilxochitl, quando venne avvertito che Cortès e i suoi amici venivano per quel sentiero e che sarebbe comparsi là dove sopra si è detto, subito mosse alla volta di Texcoco. E, in questo stesso frangente, Cohuanacotzin e gli altri suoi fratelli, che pure furono avvertiti dell'arrivo degli Spagnoli e del cammino da essi intrapreso, uscirono a incontrare Ixtlilxochitl, e si imbatterono in lui e nella sua gente vicino a  Tepetlaoztloc, dove si abbracciarono; ché era la prima volta che si vedevano dopo le controversie e discordie di cui si è detto, e lì s'acordarono su molte questioni..."

  Come vedete la differenza più marcata, quella che fa sembrare questo testo più evoluto dei precedenti, è l'ipotassi, mentre nei testi nahuatl manca del tutto, a parte quella  frase temporale che forse dobbiamo alla traduzione, e anzi manca quasi del tutto anche la paratassi, a giudicare dalla punteggiatura. E la differenza è ancora maggiore nei testi del Codice fiorentino che avevo postato nei giorni scorsi.

   Senza dubbio gli aztechi sono stati travolti da una civiltà più evoluta, e senza dubbio più evoluta sintatticamente, e cioè nel pensiero, ma sarebbe interessante chiedersi fino a che punto era anche superiore, perché certamente la loro inferiorità non riguardava la capacità di creare bellezza.

Colpisce, almeno me, l'involuzione in senso paratattico, seppure non si è ancora arrivati all'accumulo di sole frasi autonome come qui, che si sta facendo strada nella letteratura contemporanea, strutture sintattiche sempre più semplici, più comprensibili, mirate a teste sempre meno capaci di argomentazioni complesse, di memorie sintattiche complesse, che prevedono anche una certa capacità di astrazione.
Non che queste scritture complesse spariscano, ma diventano sempre più elitarie, specialistiche, e vengono sempre più rifiutate anche dalla popolazione colta, che non ha voglia di far fatica, o non sa più farla perché non ne vede il guadagno.
postato da: lalucedialcor alle ore 01/11/2009 02:08 | link |
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sabato, 31 ottobre 2009

Infantilismo

L'osservazione critica di Anfiosso sul dilagare di emoticon chiassosi nei miei post e nei miei commenti mi ha portata a interrogarmi sulla bambina triviale che è in me.
Dico bambina perché c'è, in questo deliziato abbandonarmi a una nuova possibilità grafica di splinder, molta parte di quel nucleo infantile che non si perde neppure invecchiando e che infastidisce tanto i figli (compresa la figlia che sono).
A questo infantilismo un po' becero, noi vecchi ci abbandoniamo solitamente al riparo di mura compiacenti, quando ci rivediamo tra noi, perché sappiamo che non solo non ci dona, messo in rapporto con le nostre facce, ma che dovremmo avere responsabilità anche formali, stilistiche.
Un vecchio e una vecchia che sghignazzano come infanti nessuno li vorrebbe vedere. Sono sgangherati.
Non solo sono cambiati il corpo e la faccia, ma anche la mente, e a questi cambiamenti siamo debitori di un minimo di coerenza.
E però, e questa è forse la cosa più tragica dell'invecchiamento, noi non siamo solo il prodotto del nostro tempo, ci siamo trascinati dietro anche il vecchio bagaglio, e anche se molte cose inutili le abbiamo abbandonate nel viaggio, qualche reminiscenza, qualche eco, qualche nostalgia, qualche attaccamento verso la bruta libertà dell'infanzia, l'abbiamo ancora.
E' lì, impacciata magari da un'artrosi mentale, incapace ormai di fare una bella corsa, riottosa verso chi ci ricorda che non ci appartiene più.
E noi NON vogliamo liberarcene del tutto.
Abbiamo la stupida convinzione - e che sia stupida lo so perché ho memoria del mio rapporto con i vecchi quand'ero giovane - che se ci rinunciassimo del tutto, a quel nostro lato triviale, taglieremmo legami che non osiamo tagliare, non vogliamo purificarci del tutto, temiamo l'elegante pietra tombale.
Perciò di emoticon e lingue fuori ne vedrete di meno, forse non ne vedrete più.
E dovrete capire da soli se scherzo, o se tra me e me sto facendo uno sberleffo senile.


postato da: lalucedialcor alle ore 31/10/2009 15:24 | link |
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Commenti

Eccolo qui lo zampognaro, e il commento in cui ne avevo parlato non era sotto Maria Zef, ma sotto lo scolapiatti:

"mentre la demenza senile frugava così nella mia materia cerebrale, hanno suonato alla porta, era lo zampognaro, ma sarà proprio lo zampognaro? mi son chiesta, perchè non suonava e io non ho lo spioncino, però ho aperto,  e in effetti era lo zampognaro che si è messo a suonare
potevo dargli la moneta così  brutalmente? non potevo, perciò ho aspettato che finisse di suonare, ma lui ha pensato, posso suonare solo due note, se lei mi dà la moneta per sentire lo zampognaro che suona? non posso
E così siamo stati lì, io e lo zampognaro, per un tempo terribilmente lungo, a prenderci cura l'uno dell'altro"

e siccome il commento  finiva con un emoticon ilare, Pochette si è fatta influenzare e ha riso, mentre io trovo commovente quello che è passato tra noi per un paio di minuti

(questi emoticon sono peggio di una droga)
postato da: lalucedialcor alle ore 31/10/2009 13:30 | link |
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En passant, piccola osservazione sull'invidia

Solo uno spunto, che non ho il tempo di approfondire, perché l'osservazione originaria, sulla quale questa si è innestata, riguardava invece la fraterna e sororale ammirazione.
Entrambe, invidia e ammirazione, avrebbero il diritto di essere trattate più a fondo.
Ieri sera ho visto pochi minuti di una trasmissione della Bignardi, aveva come ospite la Tamaro che raccontava il dolore che le ha procurato l'invidia quando Dove ti porta il cuore ha cominciato a vendere milioni di copie, e la Bignardi ha fatto un parallelo con Saviano.
L'unico, credo, qui da noi, che sia riuscito a sottrarsi a questo sentimento, sebbene i detrattori non gli siano mancati (io tra questi, che non sono riuscita ad andare oltre le prime 40 pagine) è stato Umberto Eco con Nel nome della rosa.
Perché la stessa invidia non tocchi allo stesso modo il successo dei professionisti come Eco e King, (professionisti del successo e professionisti in quanto autori di libri costantemente  e progressivamente molto venduti)  sta, io credo, lasciando perdere la natura poco centrata delle persone che la provano, nel fatto che questi autori hanno costruito il loro successo a poco a poco e il pubblico si è abituato lentamente, parando per così dire il colpo e non trovandosi all'improvviso nella situazione di dirsi "ma come, è uno come me, e lui ha successo e io no".
Mentre erano distratti, lentamente quegli autori crescevano un po' a parte, abituandoli all'idea che erano quello che erano.
Non c'è stato "scandalo", per così dire.
Mentre per gli autori che, dal nulla, piombano all'improvviso sulla scena e la occupano, il tempo non ha ancora avuto modo di circonfonderli di quell'aureola di intoccabilità ed eccezionalità riconosciute che li mettono al riparo dai sentimenti peggiori.
Questo non vale per tutti, ovviamente, perché per un 50% di pubblico (vado a caso) che prova invidia, ce n'è un altro 50% che prova invece ammirazione e li accetta subito.
Non sono sicura che il 50% mosso dall'invidia abbia ambizioni scrittorie, credo che sia una cosa più profonda, è il successo in sé, e la consapevolezza che il destino ti ha voluto tener fuori dal miracolo, non ti ha segnato, e te ne ha tenuto fuori a favore di una persona che fino a pochi minuti prima era  "come te".

Dipende da un sentimento di sopravvalutazione di sé? o non dipende invece da un sentimento di svalutazione di sé? da una fragilità, una debolezza, un vuoto?
postato da: lalucedialcor alle ore 31/10/2009 10:43 | link |
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Cibo

                                       http://www.mandragora.it/wwwmandragoraitdata/Components/italiano/titoli/aztechi2.gif
                                                                (codice fiorentino)

(Lo stupore di Motecuhzoma per il cibo degli spagnoli si capisce solo leggendo il capitolo successivo)

CapitoloVIII:
Ove si dice come, lui, Motecuhzoma abbia mandato maghi, uomini gufo, incantatori per fare sortilegi contro gli spagnoli
.

   Subito, in quello stesso momento, Motecuhzoma inviò messaggeri, inviò ogni sorta di non-uomini: indovini, maghi; inviò capitani, forti, intrepidi; ad essi affidò il compito di soddisfarne ogni bisogno. Dovevano rifornirli di ogni bene: di tacchine, di uova, di focacce bianche di mais, e di tutto quanto essi potessero desiderare; e ordinò loro di prendersi cura di ciò con cui, allora, il loro cuore si sarebbe appagato: ed inviò prigionieri di guerra, pronti ad essere uccisi nel caso ne bevessero il sangue. E così hanno fatto i messaggeri.
   Ma quando gli Spagnoli hanno veduto ciò, hanno provato grande disgusto; hanno sputato, si sono sfregati gli occhi, li hanno sgranati; sbigottiti, hanno scosso il capo. Il cibo, di sangue l'avevano lordato i messaggeri, di sangue lo avevano asperso. Di ciò gli Spagnoli hanno provato grande disgusto, molto li ha repugnati e così hanno trovato il sangue intollerabilmente fetido.
   Ed egli aveva agito in tal guisa, lui, Motecuhzoma, perchè li teneva per dèi, per dèi li aveva scambiati. Per questo erano detti: gli «dèi-venuti-dal-cielo»; e gli uomini neri furono detti gli «dèi sporchi».
   Subito, hanno mangiato focacce bianche di mais, mais in grani, uova di tacchina, tacchine, ed ogni sorta di frutta: anone, mameys, sapotiglie gialle, sapotiglie nere, patate dolci, patate dolci color della ruggine, patate dolci color malva,  patate dolci rosse,  dolci radici di jìcama, prugne-di-capriolo, prugne-d'acqua, guayabas, cuajilotes, abogados, carrube, prugne-di tejocote, ciliege del luogo, fichi di nopale, more, fichi bianchi di nopale, fichi gialli di nopale, fichi rossi di nopale, fichi di nopale d'acqua; e il cibo dei cervi: sorbo, gramigna.
   Ed ecco perché Motecuhzoma ha inviato i maghi, gli indovini; perché appurassero quale fosse la natura dei nuovi venuti e se fosse possibile operare incantesimi contro di loro, praticar sortilegi, soffiar su di loro, ammaliarli; o ancora, farli bersaglio di un lancio di pietre; o se con le parole di uomini-gufo, potessero dar loro la morte, o ancora, farli recedere, tornare di dove eran venuti.
   Ma costoro hanno fatto quanto richiesto, hanno usato le loro magie contro i nuovi venuti; soltanto, in quel momento, avevano perduto ogni potere, nulla gli è riuscito di fare.
   Subito, allora, si sono affrettati a tornare, sono venuti a riferire a Motecuhzoma qual fosse la loro natura, e quanto grande il loro potere: «Noi non siamo della loro natura, è come se noi non fossimo nulla».
   Subito Motecuhzoma ha impartito ordini severi, ha disposto, ha raccomandato, ha ordinato pena la morte ai dignitari e a tutti i signori, a tutti i capitani, di vedere, di prendersi cura [come  ho fatto io con lo zampognaro] di ciò di cui gli spagnoli avessero bisogno.
   E quand'essi infine toccarono la terra ferma, quando si misero in cammino, quando si misero in marcia, quando infine avanzarono, furono trattati con ogni riguardo, furono tenuti in grande stima. Soltanto condotti per mano, essi sono giunti, hanno seguito la loro strada. Molto si fece per loro.

                                           http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/b/b5/Quetzalcoatl_1.jpg/250px-Quetzalcoatl_1.jpg    


(sempre da: Racconti aztechi della Conquista. Testi scelti e presentati da T.Todorov e G.Baudot, Einaudi, 1988)

postato da: lalucedialcor alle ore 31/10/2009 00:38 | link |
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venerdì, 30 ottobre 2009

Blog letterari

Ho visto che questo blog è stato linkato come "blog letterario".
Visto che i "blog letterari" hanno una vocazione specializzata, vorrei tirarmi fuori. Non ho mai pensato di aprirne uno.
Ho aperto questo spazio intanto come sfida tecnologica a me stessa, e successivamente pensandolo come un semplice spazio comunicativo.
Il fatto che ogni tanto io posti dei raccontini, se proprio vogliamo chiamarli così, o comunque delle riflessioni articolate in una forma più o meno narrativa, dipende esclusivamente dal mio episodico interesse per la forma  breve, che non è necessariamente "letteraria". Infatti posto anche il menù dei miei pasti, i risultati del mio occasionale bird-watching, mosce spiritosaggini, e copio parecchio da cose che mi capitano tra le mani e mi stimolano, senza introdurle o presentarle o vederle come letterarie, ma semplicemente come spunti di riflessione sulla vita in generale.

Se sciassi posterei magari qualcosa sullo sci. Ma non scio.
Del resto non posto recensioni, non seguo le uscite editoriali,  e soprattutto mescolo, perché mi è sempre piaciuto mescolare.
Inoltre (spero di non turbarvi), detesto i letterati, che o sono di qualità superiore o fanno venire il latte alle ginocchia. E altra opzione ai miei occhi non c'è. Fin da giovane ho cercato di evitarli e se alla fine non ci sono riuscita è perché ho incontrato persone interessanti "in sé" e non potevo certo privarmene per una ubbìa.
I letterati (sempre intesi in senso generico e debole) non possono raccontarmi niente che io non sappia già o a cui non possa arrivare da sola, mentre una persona che faccia un lavoro, che abbia una professione, che abbia una vocazione diversa, ha sempre qualcosa da dirmi che non è a mia diretta disposizione.
Mi interessa la letteratura? Ovvio che sì, ma come parte del mondo, ed essendo io cmq un'umanista, è anche la lente attraverso la quale lo vedo, ma è un caso.
Infatti ieri meditavo di cominciare a postare passi di Produzione di merci a mezzo di merci
E non è detto che non lo faccia, così magari qualcuno mi aiuterà a capirlo.

Perché per  avere un blog letterario ci vorrà anche un'intenzione, una dichiarazione d'intenti, giusto? E qui non c'è. Se poi qualcuno mi viene a dire che c'è un "di fatto", risponderò che dipende dal lettore, e sul lettore io non ho giurisdizione.


postato da: lalucedialcor alle ore 30/10/2009 12:24 | link |
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Choc

                                     http://www.mandragora.it/wwwmandragoraitdata/Components/italiano/titoli/aztechi5.gif
                                                              (codice fiorentino)

CapitoloVII: Ove si dice del rapporto che hanno reso a Motecuhzoma i messaggeri che si sono recati a vedere la nave.

   Ciò fatto, subito, allora, hanno reso i loro rapporto a Motecuhzoma, gli hanno riferito del loro grande stupore e gli hanno mostrato ciò di cui si cibavano gli Spagnoli.
   E quand'egli ebbe udito ciò che i messaggeri narravano, ne rimase grandemente sgomento, sconcertato; e molto si stupì del cibo dei nuovi venuti. Ma, ancora, fu quasi tramortito quando udì come, al loro comando, la tromba-da-fuoco scoppiasse e come se ne udisse il tuono a distanza, e come stordisse e assordasse gli orecchi. E quando esplode v'è come un ciottolo arrotondato che ne esce e il fuoco inizia a piovere a gocce minute, a crepitare; e il fumo è assai repugnante, e il suo lezzo ammorbante ottunde i sensi alla gente; e, quando colpisce una montagna, è come se la arrovesciasse, come se sui suoi stessi cimenti sprofondasse; ed un albero è fatto a pezzi, è come se si disfacesse, come se un alito d'uomo lo avesse dissolto.
   Unicamente, tutti in metallo, sono i loro ordigni di guerra; di metallo si vestono; di metallo si coprono il capo; di metallo le loro spade, di metallo gli archi, di metallo gli scudi, di metallo sono le lance. E quelli che li portano sulle loro groppe, i cervi,  è come se fossero alti quanto le terrazze delle case. E da ogni lato, ricoprono i loro corpi, soltanto lasciano scoperti i loro volti, bianchissimi, hanno volti bianchi come gesso; hanno capelli gialli; certuni, tuttavia, hanno capelli neri; la loro barba è lunga e gialla, di barbe-gialle si tratta; sono crespi, ricciuti.
   E il loro cibo è come cibo d'uomini, grandissimo, bianco, leggero come se fosse di stelo di tenero mais; e il suo sapore è come di farina di stelo di mais, dolce, quasi quanto il miele, ha gusto di miele al palato; è dolce, al gusto.
   E i loro cani sono molto, molto grandi, hanno orecchi più e più volte piegati; grandi tremule mascelle; occhi infuocati, occhi di brace, hanno occhi gialli, occhi dai gialli bagliori; hanno ventri magri, ventri striati, ventri scarnificati; sono grandissimi, e mai stanno in riposo, vanno avanti e indietro ansimando, vanno con la lingua pendula; sono pezzati come giaguari, hanno macchie di diversi colori.
   E quando Motecuhzoma udì ciò, ne fu straordinariamente atterrito, e quasi tramortito; il suo cuore ne era afflitto, il suo cuore era in subbuglio.

                                             http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/0/0f/Miniatura_Codice_Fiorentino_2.jpg/96px-Miniatura_Codice_Fiorentino_2.jpg         http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/8/8c/Miniatura_Codice_Fiorentino.jpg/120px-Miniatura_Codice_Fiorentino.jpg

(Racconti aztechi della Conquista. Testi scelti e presentati da T.Todorov e G.Baudot, Einaudi, 1988)
postato da: lalucedialcor alle ore 30/10/2009 00:23 | link |
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giovedì, 29 ottobre 2009

Maria Zef, di Paola Drigo


 
   http://1.bp.blogspot.com/_BCTBLF7jYAE/SYA1xinc9zI/AAAAAAAAAak/JWmw1mvqkdk/s400/Timau-portatrici.jpeg

Mi è arrivato oggi, edito dalle Edizioni Biblioteca dell'immagine, la foto invece l'ho trovata in rete.
Il romanzo è un libro terribile, di miseria, stupri e malattie.
Prima di leggerlo avevo visto il film di Cottafavi durante una delle notti governate da Ghezzi.
Mi piacerebbe farne una lettura obbligatoria per chiunque sia convinto che siamo sempre stati una civiltà superiore.
Quella Carnia di miseria, sifilide, stupri è diventata oggi il Nord-Est, così certo della propria atavica superiorità.

Qui sotto invece, un certo benessere e i capelli coperti di maschi e femmine:

  http://www.cjargne.it/images/carnia1930.jpg
  
qui  http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=21361 una recensione a libro e film.

Ah, e perché non si dica che parlo male degli altri, io sono di origine al 50% carnica  di montagna e al 50% friulana della bassa

E qui sotto una bestia da lavoro carnica:

http://www.bagneri.it/img/B10D.jpg

bella faccia, anche se il cane mi sembra meglio nutrito.


E questo sotto è il municipio di Preone, che era la casa dei miei avi per parte materna-materna:

http://www.friuliveneziagiulia.info/guida/images/Palazzo_Lupieri.jpg

Ci sono stata l'ultima volta circa 20 anni fa, da straniera, ovviamente, io ormai non ho un luogo di appartenenza, e non me ne lamento.
postato da: lalucedialcor alle ore 29/10/2009 16:42 | link |
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mercoledì, 28 ottobre 2009

Cose intime e personali VII

Anche se faccio un po' di fatica a trovarle, non c'è niente di intimo e personale che io abbia fatto oggi, ma devo mandar giù il post su Filippini per liberare i commenti.

Però ci sono sempre i miei pasti, e allora:

la mia colazione: melanzane al funghetto e bocconcini  di mozzarella (pas mal,  quelli odierni, per essere questo un borgo collinare, avevo previsto di mangiarne due o tre e invece me ne sono pappata ben cinque), un amaretto morbido di San Marco Dei Cavoti  procuratomi dall'ostessa, e un bicchiere di vino rosso (d'inverno sempre rosso)

la mia cena: salmone al vapore con salsa alla senape, patate al vapore, zucchine trifolate, un bicchiere di vino (rosso, con i pesci blu o grassi bevo rosso con piacere), una mela, ma mi aspetta un altro amaretto e anche un croccante di sesamo, per consolarmi.

Ora, non posso fare a meno di aggiungere che nonostante oggi il mio QI sia di 37, da giovane venivo considerata una ragazza abbastanza intelligente, poi, per qualche perversa ragione, forse una sorta di autolesionismo, non solo ho deciso di aprire questo blog, ma anche di tenerlo aperto. E il bluff che avevo tenuto in piedi con tanta cura, si è sgonfiato.
Ma che mi importa? In fondo aderire a se stessi in vecchiaia è buona cosa, dignitosa.


postato da: lalucedialcor alle ore 28/10/2009 21:23 | link |
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Per gentile concessione di Pinto/Sisto, da NI

postato da: lalucedialcor alle ore 28/10/2009 17:40 | link |
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Cose intime e personali VI

Questa sera ho scoperto che un vecchio amico che non vedo da anni e credevo fosse arrabbiato con me mi manda a salutare "molto affettuosamente", così mi è stato detto.
Son contenta.
In effetti non capivo perché dovesse avercela con me, ma siccome sono rispettosa delle paturnie altrui, non avevo approfondito.
Potrebbe anche essere che  fosse  stato effettivamente arrabbiato con me ma che con il passar degli anni avesse lentamente dimenticato la ragione.
A me capita di abbracciare uno che non vedo da anni sotto gli occhi perplessi dei presenti che sanno che non dovremmo parlarci.
Ma non avevate litigato? mi chiedono.
Davvero, rispondo, e perché?
Lo stesso deve aver fatto lui.
L'anno scorso ho incontrato per la strada un mio nemico mortale e siamo tornati al tu che ci eravamo tolti quarant'anni prima.
L'ho trovato simpatico. Spiritoso. Anche lui mi ha trovata spiritosa. Mi sono ricordata le ragioni per le quali non avrei dovuto salutarlo, alla distanza erano gravi ma ridicole.
Erano gravi perchè in effetti mi hanno cambiato la vita, peggiorata, direi, ma ho anche pensato che sebbene quella vita che lui ha fatto di tutto per non farmi vivere, riuscendoci, sarebbe stata più comoda, è anche vero che non era propriamente adatta a me.
Credo che alla fine si faccia quello che si è, e io ho fatto quello che ero.
L'unico problema con questo amico ritrovato, sebbene in assenza, è che da qualche anno frequento, e non vedo come potrei sottrarmi, un suo nemico mortale.
Vivono in due città diverse, ma le voci corrono.
Forse lo ho ritrovato per riperderlo, a meno che  lui non abbia dimenticato, oltre alla ragione per cui aveva rotto con me, anche  le ragioni della  mortale inimicizia che lo legava al suo rivale.
L'altro però ha buona memoria e molti nodi al fazzoletto.
Forse ritroverò l'amico scomparso e perderò l'amicizia del suo nemico mortale.
Forse perderò l'amicizia di entrambi, una per la prima volta e l'altra per la seconda.
Forse nessuno dei due saprà che frequento anche l'altro (questa mi pare improbabile).
Forse dovrò ascoltare le loro recriminazioni.
Se dovrò ascoltare le loro recriminazioni penso che mi converrà litigare con entrambi.

PS questo stupido pezzo, di cui non si sentiva la necessità, nasce dal fragoroso precipitare del mio scolapiatti, carico di roba asciutta e pulita, sui piatti e bicchieri della cena che stavano aspettando il loro turno. Dopo aver passato mezz'ora a raccogliere cocci e schegge minutissime, cercando di non tagliarmi, volevo fumare una sigaretta e non avendola mi sono seduta qui e mi sono strizzata ben bene per far uscire qualche parola. Ecco cosa produce la mia mente quando è sottoposta allo sforzo di tenere a bada il nervoso. Comunque, mi è passato. Almeno a quello è servito
postato da: lalucedialcor alle ore 28/10/2009 01:00 | link |
categorie: stupidaggini
martedì, 27 ottobre 2009

Strindberg

Harriet Bosse, 1932

[...] Lui mi disse quanto difficile e dura fosse stata la vita nei suoi confronti, quanta nostalgia sentisse di un raggio di luce, di una donna che lo potesse conciliare con l'umanità e con la donna. Così mi posò le mani sulle spalle, mi guardò profondamente e intimamente e mi chiese: «Vuole avere un bambino con me, signorina Bosse?» M'inchinai e dissi, interamente ipnotizzata: «Sì, grazie», e così fummo fidanzati.


(E' una scena, questa, che da quando l'ho letta per la prima volta non ho più dimenticato, me li vedo lì, nel 1901, che stringono questo patto cervellotico, astratto,  fatto di gesti che meno intimi e naturali non si possono immaginare, e che si trasformerà quasi subito in ostilità, il genio diffidente e la donna compresa nella sua illusoria missione di salvatrice.)
postato da: lalucedialcor alle ore 27/10/2009 18:30 | link |
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lunedì, 26 ottobre 2009

Oggi tocca a Plutarco e alla moglie di Cesare

10.
In quell'anno dunque festeggiava la festa Pompeia, [Pompeia è la moglie di Cesare, e si parla della casa di Cesare e della festa in onore della dea Bona, festa alla quale non era lecito  che partecipasse un uomo, e neppure che fosse presente in casa, n.della vs A.] e Clodio, che era ancora imberbe e perciò pensava di passare inosservato, venne con l'abbigliamento e gli strumenti di una flautista, simile nell'aspetto a una giovane donna. Trovò le porte aperte e fu tranquillamente introdotto da un'ancella che era al corrente della relazione; colei corse avanti per informare Pompeia e intanto passò un poco di tempo; Clodio non seppe attendere là dove era stato lasciato, e girando per la grande casa evitava i luoghi illuminati e venne ad imbattersi in un'ancella di Aurelia. Costei, presolo per una donna, lo invitò al gioco, e trovando resistenza lo trasse in mezzo alla stanza chiedendo chi fosse e donde venisse. Clodio rispose che stava aspettando »abra«, cioè l'ancella favorita di Pompeia, che proprio si chiamava così, ma dalla voce fu scoperto.
La schiava corse, urlando, ove era la luce e ove stava una folla di donne, e gridò di aver scoperto un uomo: tutte rimasero sconvolte e Aurelia subito fece interrompere il rito, ricoprì gli arredi sacri, ordinò di chiudere le porte e al lume di lucerne si aggirò per tutta la casa alla ricerca di Clodio. Lo si trovò nella camera della ragazzina che l'aveva fatto entrare e, riconosciuto, fu cacciato dalla porta. Quella stessa notte, andando a casa, le donne riferirono il fatto ai loro mariti, e il giorno dopo la voce correva tra la gente: Clodio aveva compiuto azione sacrilega e ne doveva soddisfazione non soltanto agli offesi, ma anche alla città e agli dei. Un tribuno della plebe allora presentò accusa di empietà contro Clodio, e i senatori più influenti si levarono contro di lui accusandolo di altre nefandezze e tra l'altro di incesto con la sorella, che era la sposa di Lucullo. Di fronte a simili tentativi degli aristocratici, il popolo si schierò dalla parte di Clodio e lo difendeva, e grande era la pressione sui giudici che erano sbigottiti e temevano la massa. Cesare dal canto suo subito ripudiò la moglie, ma citato in giudizio per il processo disse di non sapere niente di quanto  si riferiva contro Clodio. Il discorso appariva paradossale, e l'accusatore gli chiese: »Come mai allora hai ripudiato tua moglie?«, ed egli: »Perché pensavo giusto che di mia moglie neppure si sospettasse«. C'è chi dice che egli abbia detto questo perché era il suo pensiero; altri che lo facesse per compiacere il popolo che voleva salvo Clodio. Costui fu dunque prosciolto dall'accusa, perché la magggior parte dei giudici espresse il proprio parere in forma non decifrabile, per non correre rischi tra il popolo nel caso avessero dato voto di condanna, e non essere malfamati presso gli aristocratici nel caso lo avessero assolto.

Plutarco, Vite parallele, BUR
postato da: lalucedialcor alle ore 26/10/2009 10:00 | link |
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